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Riassunti, recensioni e info varie del mondo dei libri

Archivio per agosto, 2007

Riassunto e recensione del libro “Come Dio comanda”

Sintesi di Come Dio comanda

Rino e Cristiano Zena sono padre e figlio, e sono una famiglia, perché la madre se n’è andata e loro vivono soli. Cristiano potrebbe essere un adolescente come tanti, ma è Rino a non essere un padre come gli altri: disoccupato, emarginato, violento, alcolista, tenuto sotto controllo dall’assistenza sociale che minaccia di revocargli la custodia del figlio. Rino tuttavia ama Cristiano e si dedica a lui: con tenerezza, con affetto vero lo educa alla violenza e al culto della forza. Con i suoi amici Danilo e Quattro Formaggi non costituisce soltanto un trio di balordi, ma un vero e proprio clan, appassionato e affettuoso, che si prende cura del ragazzo. Alle loro vicende si intrecciano quelle della ragazzina di cui Cristiano è segretamente innamorato, Fabiana, e della sua amica Marina.

Descrizione

A cinque anni dallo strepitoso successo di Io non ho paura, diventato anche film nel 2003 con la regia di Gabriele Salvatores, Niccolò Ammaniti torna a far parlare di sé con un nuovo romanzo che, oltre a raccontare la storia di un ragazzino e suo padre, ci restituisce anche un ritratto dell’Italia d’oggi, con le sue trasformazioni, le sue contraddizioni, le sue brutture. In un paesaggio di desolanti periferie, dove si susseguono centri commerciali, capannoni e baracche, dove gli uomini e le donne trascorrono il tempo a imbottirsi di fiction o soap opera confrontando la realtà con le vicende ideali dei personaggi televisivi, dove l’ignoranza e l’indigenza sfociano nella violenza, si snodano le esistenze di Rino e Cristiano Zena: il loro complicato e tragico rapporto di padre e figlio è il fulcro del romanzo di Ammaniti, da cui si dipanano i rivoli di una vicenda apocalittica in cui convivono orrore e disincantato umorismo. I protagonisti sono figure ai margini, personaggi “estremi”, estremamente violenti, estremamente instabili ma anche, seppur a modo loro, estremamente capaci di amare; annaspano in un mondo in continuo cambiamento, travolti dalle loro paure, dal loro odio per chi è debole e diverso, in primo luogo gli extracomunitari, dal terrore di perdere le loro certezze, il lavoro, gli affetti. Per uscire dal tunnel e dare una svolta alle loro vite, Rino e i suoi due amici, lo squinternato e libidinoso Corrado Rumitz, detto Quattro Formaggi «per un’insana passione per la pizza ai quattro formaggi con cui si era nutrito per gran parte dei suoi trentotto anni», e Danilo Aprea, segnato dalla morte della figlia e dall’abbandono della moglie, decidono di compiere il colpo della vita: svaligiare un bancomat. Nel loro piano si trovano però coinvolte anche la ragazzina di cui Cristiano è segretamente innamorato, Fabiana, e della sua amica Marina, coppia di adolescenti simbiotiche e un po’ sbandate, a cui nella vita non manca veramente nulla, se non forse dei genitori capaci di costituire in qualche modo un punto di riferimento. Una notte sarà decisiva per le vite di tutti loro: in quella notte la grande tempesta sconvolgerà la pianura sradicando alberi e scoperchiando capannoni industriali e trascinerà tutti i protagonisti della vicenda verso l’occhio del ciclone…
Personaggi di forte spessore, che colpiscono per la loro sorprendente umanità, l’ambientazione suggestiva e allo stesso tempo realistica, la trama dal ritmo incalzante e dai risvolti imprevedibili, la capacità di tratteggiare un ritratto vivace e grottesco della società contemporanea, sono questi gli ingredienti del nuovo romanzo di Niccolò Ammaniti, che già si preannuncia destinato a un successo non minore dei suoi precedenti.
Ascolta la lettura delle prime pagine del libro su RadioAlt.

Ascolta la presentazione del libro su RadioAlt.

Fonte: www.ibs.it

Altri romanzi di Niccolò Ammaniti: Come Dio comanda, Io non ho paura

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Recensione e riassunto del libro “Il barone rampante – Italo Calvino”

Il barone rampante è un romanzo di Italo Calvino scritto nel 1957, secondo capitolo della “trilogia araldica”, insieme a Il visconte dimezzato (1952) e Il cavaliere inesistente (1959).

Ambientato in un paesino immaginario della riviera ligure, Ombrosa, rappresenta come tema centrale la visione dell’autore, poco incline a giudizi e opinioni ottusi e assoluti. Il comportamento stesso del protagonista si rifà a un’idea di rifiuto delle regole preconcette e di accettazione delle diversità.

Il romanzo è narrato da Biagio, fratello minore del protagonista, ed è la storia di un giovane barone, Cosimo Piovasco di Rondò, primogenito di una famiglia nobile “momentaneamente” decaduta. Il fatto principale è rappresentato da un futile litigio avvenuto il 15 giugno 1767 nella tenuta di Ombrosa, tra Cosimo adolescente e suo padre, dopo il quale Cosimo salirà sugli alberi del giardino di casa per non scenderne mai più.

Dopo il litigio, la vita del protagonista si svolgerà sempre sugli alberi, prima nel giardino di famiglia e, in seguito, nei boschi del circondario, inframezzata da parentesi in terre lontane seppur collegate per «via vegetale» alla tenuta del barone. La vita di Cosimo sarà piena di eventi, a partire dalle scorribande con i ladruncoli di frutta fino ad arrivare alle giornate trascorse a caccia o assorto nella lettura. Nella vita del barone non mancheranno delle relazioni amorose, infatti, durante i suoi viaggi Cosimo conoscerà ad Olivabassa, un paesino confinante con Ombrosa, degli esiliati spagnoli e si innamorerà di Ursula che però, terminato l’esilio, ritornerà in Spagna mettendo fine alla loro storia.

La sua fama si diffonde con rapidità e toni impensabili per l’epoca d’ambientazione del racconto. Se all’inizio Cosimo diviene famoso come fenomeno da baraccone e la sua famiglia quasi se ne vergogna, in seguito interagisce anche con personaggi come Diderot, Rousseau, Napoleone e lo Zar di Russia, stratagemma che Calvino usa probabilmente per conferire dignità e importanza a un personaggio in parte autobiografico. Cosimo scrive anche un Progetto di Costituzione di uno Stato ideale fondato sugli alberi, opera che contribuisce alla fama e al rispetto di cui sopra.

Il ritorno di Viola, suo primo amore, fa esplodere un sentimento reciproco in realtà sempre esistito, che si concluderà tristemente per una serie di equivoci e cose non dette. Quello tra i due è un amore fortissimo, ma in qualche modo distruttivo per entrambi, costellato da litigi furibondi e da riconciliazioni, da fughe e da ritorni. Nonostante poi la relazione termini l’amore non cesserà mai e dal momento della separazione il barone di Rondò non sarà più lo stesso. Cosimo ormai malato e moribondo viene assistito dall’intera comunità di Ombrosa, ma agli inviti e alle preghiere di abbandonare gli alberi egli si rifiuta sempre in maniera categorica. Un giorno sorprendendo tutti si arrampica sulla cima di albero altissimo e, approfittando di una mongolfiera di passaggio vi si aggrappa. Così, senza tradire il suo intento di non rimettere più piede sulla terra, scompare nel mare.

Fonte: it.wikipedia.org

Altre opere di Calvino:  Il visconte dimezzato , Il cavaliere inesistente , Il barone rampante

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Recensione e riassunto del libro “Uno, nessuno e centomila – Luigi Pirandello”

Uno, nessuno e centomila è una delle opere più famose di Luigi Pirandello. Iniziata già nel 1909, esce solo nel 1926, prima sotto forma di rivista e poi di volume. Quest’opera, l’ultima di Pirandello, riesce a sintetizzare il pensiero dell’autore nel modo più completo. L’autore stesso, in una lettera autobiografica, definisce quest’opera come il romanzo “più amaro di tutti, profondamente umoristico, di scomposizione della vita”. Il protagonista, infatti, può essere considerato come uno dei personaggi più complessi del mondo pirandelliano, e sicuramente il più pieno di autoconsapevolezza di questo mondo. Dal punto di vista formale, stilistico, si può vedere la forte inclinazione al monologo del protagonista, che molto spesso si rivolge al lettore, ponendogli interrogativi e problemi in modo da coinvolgerlo direttamente nella vicenda, che è senza dubbio di portata universale. La lunga gestazione dell’opera potrebbe far pensare che essa sia frammentaria e disorganizzata. Al contrario essa può essere considerata come l’apice della carriera dell’autore e della sua tensione narrativa.

Il protagonista di questa vicenda, Vitangelo Moscarda, è una persona ordinaria, che ha ereditato da giovane la banca del padre e vive di rendita affidando a due fidi collaboratori la gestione dell’impresa. Un giorno, tuttavia, in seguito alla rivelazione da parte della moglie di un suo difetto fisico (il naso leggermente storto, di cui non si era mai accorto), inizia a scoprire che le persone intorno a lui hanno un’immagine della sua persona completamente diversa da quella che lui ha di sé. È la consapevolezza di essere presente nelle persone intorno a lui in centomila forme differenti che accende il desiderio di distruggere queste forme a lui estranee, con l’obiettivo di scoprire il vero sé. Inizia, quindi, ad agire con il fine di strappare queste immagini sbagliate di sé che sono nelle persone, iniziando con la moglie e il suo Gengè (il nomignolo con cui lo chiamava e cui ella affidava l’immagine del marito). La sua prima consapevolezza, dunque, ha come oggetto ciò che non è, e nel tentativo di distruggere queste errate convinzioni, apre la strada per la scoperta di ciò che è. La difficoltà, però, sta nel conoscere sé stesso, la vera essenza di sé. Vitangelo Moscarda tenta di sorprenderla in un attimo in cui si affaccia sulla realtà, ma nel momento in cui si rende conto di ciò, la fa scomparire. Ne deriva l’impossibilità a conoscere l’io profondo, l’essenza stessa di sé.

Il protagonista arriverà alla follia, che non è considerata in modo negativo, ma è considerata come un momento in cui, sospesi tutti i comportamenti prima automatici, la facoltà percettiva riesce ad allargarsi e vedere il mondo con “altri occhi”, perché finalmente libera dalle regole consuete.

L’opera finisce con la presentazione della “vera vita”, finalmente libera dalle costrizioni, capace di rinascere ogni attimo.Vitangelo Moscarda capisce che l’unico modo per liberarsi dalla prigione in cui la vita ci rinchiude, non basta cambiare nome, ma bisogna rifiutare completamente ogni nome, visto come la rappresentazione della forma di una cosa, la sua parte statica. Ma, proprio perché la vita non è statica, il nome rappresenta proprio la morte. Dunque l’unico modo per vivere in ogni istante è vivere attimo per attimo la vita, rinascendo ogni attimo in modo diverso.

Fonte: it.wikipedia.org

Altre opere: Il fu Mattia Pascal,  L’esclusa

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Oliver Twist – Riassunto e recensione del libro

Oliver Twist è un romanzo del 1838 di Charles Dickens. Fu pubblicato in origine a puntate.

Come molti lavori di Dickens, Oliver Twist tendeva a portare all’attenzione dell’opinione pubblica una serie di mali dell’epoca, fra i quali il lavoro in fabbrica, il lavoro minorile, il reclutamento di bambini per il crimine, le condizioni igeniche nelle città. Anche se intende sollevare problemi molto seri, svelando la fondamentale ipocrisia dell’epoca vittoriana, il romanzo è sarcastico ed ha tratti di humour nero che ne alleggeriscono la lettura. Oliver Twist è stato utilizzato come soggetto per molti adattamenti cinematografici e televisivi. I più celebri adattamenti per il grande schermo sono stati realizzati da David Lean nel 1948 e da Roman Polański nel 2005. Nel 1988 la Walt Disney Pictures ha realizzato un film di animazione ispirato al romanzo, Oliver & Company. Il romanzo ha inoltre fornito lo spunto per un musical inglese di successo, intitolato Oliver!.

Alla periferia di Londra Oliver è un piccolo orfano. La mamma è morta subito dopo averlo dato alla luce ed il padre è sconosciuto. Il neonato finisce quindi all’orfanotrofio dei poveri. Il terribile orfanotrofio è finanziato dalla chiesa tutti i soldi sono intascati dai gestori ed i piccoli sopravvivono a stento. Il piccolo è succube dei grandi e non può essere aiutato dai suoi coetanei poiché tutti hanno il solo scopo di sopravvivere alla situazione disumana in cui si trovano. Vessato dai compagni e dagli insegnanti il piccolo Oliver diventa un problema per la direttrice e per il “mazziere”, un arido uomo che sovraintende alla disciplina dei ragazzi. Dopo l’ennesimo episodio in cui è coinvolto Oliver la direttrice dell’istituto cerca di liberarsene. Viene mandato a servire presso un fabbricante di bare che non lesina percosse. Dopo poco tempo Oliver esasperato scappa cercando fortuna raggiungendo a piedi la grande città. Quando arriva a Londra è allo stremo delle forze, incontra per strada un coetaneo che lo aiuta e lo porta con sè. Il ragazzo e altri fanciulli fanno capo ad un vecchio ebreo di nome Fagin, ricettatore di merce rubata. Ospitato nella casa di Fagin al ragazzo viene, a poco a poco, insegnato dall’ebreo e dai ragazzi, il mestiere del ladro. Oliver è ancora ingenuo e non riesce ad interpretare i sentimenti che lo sconvolgono, inizia ugualmente a capire la razza di compagnia in cui si è imbattuto. La sua sorte non volge al meglio.

Il suo primo lavoro è quello di rubare dalle tasche di benestanti e distratti passanti qualsiasi oggetto prezioso riesca a racimolare. In quest’occasione è affiancato da due compagni. Il giovane benché innocente viene rincorso e arrestato, mentre i veri ladruncoli riescono a fuggire. Finito in prigione e interrogato dalla polizia capisce di che pasta siano gli uomini della legge. In seguito, liberato grazie ad una testimonianza favorevole, viene notato da un anziano libraio e accolto nella sua casa. Finalmente per il povero Oliver inizia un periodo favorevole.

Il periodo è breve e caduto nuovamente in disgrazia al soldo della banda di ladri il ragazzo sarà subdolamente minacciato e costretto ad aiutare il rozzo e alcolizzato ladro di nome Sikes a rapinare una villa. Il compito del segaligneo ragazzo è quello di penetrare in una stretta apertura della casa e una volta dentro recarsi alla porta per aprire al ladro. Oliver viene però sentito dai domestici del padrone di casa e da questi ferito con un colpo di arma da fuoco. Il ladro scappa e lui rischia la morte. I servi accorgendosi che si tratta di un fanciullo lo affidano alle cure della figlia del padrone, Mr. Brownlow, che lo tratta come un fratello caduto in disgrazia. Oliver torna in forze e acquista sicurezza in sé stesso. Ora viene anche istruito e sta forse raggiungendo una dimensione di vita più normale, quella che ogni ragazzino dovrebbe avere.

Dopo qualche tempo i loschi ex compagni rapiscono il ragazzo mentre si reca in città. Vogliono servirsi ancora una volta di lui per ottenere un lauto riscatto. Dopo nuove vicissitudini, tra cui la comparsa di un fratellastro, che conoscendo le origini. I malvagi personaggi che per tutta la sua breve vita l’hanno angustiato saranno tutti assicurati alla giustizia e subiranno la giusta condanna.

Fonte: it.wikipedia.org

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Crypto – Dan Brown

Ha stregato il pubblico di tutto il mondo con l’ormai famosissimo e controverso Codice da Vinci e con i romanzi Angeli e demoni e La verità del ghiaccio, ora Dan Brown torna nelle librerie italiane con il suo primo libro, Crypto, già pubblicato in America con il titolo originale Digital Fortress, un tecno-thriller appassionante che affronta un tema di questi tempi particolarmente attuale e problematico: il conflitto tra libertà personali e salvaguardia della sicurezza internazionale.
La vicenda ruota attorno alla NSA, la National Security Agency americana, un’organizzazione governativa che protegge le comunicazioni riservate degli Stati Uniti grazie a un sofisticato ritrovato della tecnica informatica, denominato TRANSLTR, di cui tutti ignorano l’esistenza, un supercomputer preposto alla decrittazione in tempo reale di ogni tipo di codice, anche quelli più complessi. Come una sorta di Grande Fratello, l’NSA è in grado di intercettare qualsiasi comunicazione via Internet, dalle email dei semplici cittadini alle comunicazioni strategicamente rilevanti. Il controllo sulle comunicazioni esercitato dall’agenzia è senza limiti e la rende una temibile minaccia alla privacy e alla libertà. Per scongiurare questo pericolo, uno scienziato giapponese, Ensei Tankado, inventa un programma in grado di creare codici impenetrabili anche per TRANSLTR. Ben presto questo codice misterioso, che gira indisturbato in rete, avrà un nome: Digital Fortress, la fortezza digitale. La chiave della sua inespugnabilità è letteralmente tra le dita del suo creatore, essendo stata incisa sul retro di un anello che lui stesso porta al mignolo. Ma Tankado muore in un attacco cardiaco più che sospetto nella lontana Siviglia e l’anello sparisce. Entrano a questo punto in azione il giovane e brillante Dave Becker, esperto di lingue che collabora con l’NSA per la decrittazione dei codici, e l’affascinante Susan Fletcher, sua fidanzata e matematica dell’agenzia a capo della divisione Crypto. Mentre Dave viene inviato in Spagna per recuperare il prezioso anello, che dopo la morte di Tankado passa inarrestabilmente di mano in mano, Susan rimane alla base nel tentativo di scoprire l’identità di North Dakota, l’inafferrabile socio di Tankado che custodisce una seconda chiave d’accesso a Digital Fortress. Impossessarsene è l’unico mezzo per appropriarsi del programma, ma è più rischioso del previsto perché North Dakota ha deciso di fare il doppio gioco e di vendere la chiave a caro prezzo allo spregiudicato magnate dell’informatica giapponese. Insomma, tra coloro che cercano l’accesso alla Fortezza Digitale per gli scopi più oscuri, c’è più di un insospettabile… Toccherà a David e a Susan scoprire chi si cela dietro al complotto, in una corsa contro il tempo, che coinvolge ignari turisti canadesi, affascinanti bellezze spagnole, giovani punk, killer spietati, geni dell’informatica, traditori e affaristi senza scrupoli.
Con grande abilità narrativa, Dan Brown crea un intreccio complesso, in cui personaggi positivi e negativi si confondono in maniera inestricabile, una trama mozzafiato che attanaglia i lettori, li coinvolge nella ricerca della verità e svela solo nelle ultime pagine la soluzione del mistero.

Fonte: www.ibs.it

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Recensione e riassunto de “Mille splendidi soli”

Animato della stessa straordinaria forza narrativa che ha fatto del precedente romanzo un classico amato in tutto il mondo, Mille splendidi soli è un’incredibile cronaca della storia dell’Afghanistan degli ultimi trent’anni e una commovente storia di famiglia, amicizia, fede e della salvezza che possiamo trovare forse solo nell’amore.
Khaled Hosseini, subito dopo l’uscita di Il cacciatore di aquiloni e in occasione di un viaggio in Afghanistan, ventisette anni dopo averlo lasciato per gli Stati Uniti, aveva promesso che il prossimo libro avrebbe raccontato le donne afgane. Questo nuovo romanzo, infatti, parla di due donne, nascoste dietro al burqua, della vita travolta dalla paura di padri e mariti padroni “dal cuore spregevole”, dell’isolamento, della rassegnazione, ma anche dell’amore, del coraggio, persino del riscatto. Ma c’è molto di più tra queste pagine: ancora una volta Hosseini ci fa precipitare tra le pieghe della Storia di un paese tormentato – e per noi occidentali ancora misterioso –. La storia inizia ai tempi del re, quando, nonostante famiglie più tradizionaliste facessero indossare il burqua alle donne e la mentalità maschilista pashtun, tutta “onore e orgoglio”, fosse quella prevalente, c’erano la musica, i film occidentali, i colori accesi dei mercati e per le città si potevano anche trovare donne da volto scoperto e le unghie laccate di rosso. È in questo periodo, nel 1959, che viene al mondo Mariam, una harami, una bastarda, nata dalla relazione tra uno degli uomini più ricchi di Herat, Jalil Khan, e la sua serva. Le prime pagina scorrono la vita di Mariam e di sua madre, confinate in una kolba, il rifiuto sociale, l’impossibilità di un’educazione e di una vita “normale”. La narrazione prende una piega diversa dopo il suicidio di Nana, la madre di Mariam: la ragazza, appena quindicenne, viene data in sposa a Rashid, un calzolaio di Kabul. Inizia così una nuova vita, in un paese sconosciuto, scandito dalle preghiere, i mullah, il tandur, i locali che vendono kebab. E il burqua. Anche se Rashid all’inizio non sembra male, una serie di aborti spontanei di Mariam dà inizio alla fine: il disprezzo, la violenza, la sofferenza.
Nella casa accanto, vivono Fariba e Hakim: lui è professore di scuole superiori e vuole che i suoi figli abbiano la migliore istruzione – anche la piccola Laila ne merita una, soprattutto dopo che i fratelli maggiori, Ahmad e Nur, a seguito del colpo di stato comunista del ’78, partono con i mujahidin di Massud. Per Laila il vero fratello è Tariq, il bambino dei vicini, che ha perso una gamba su una mina antiuomo, ma sa difenderla dai dispetti dei coetanei; il compagno di giochi che le insegna le parolacce in pashtu e ogni sera le dà la buonanotte con segnali luminosi dalla finestra.
In mezzo alla vita di queste due donne che il destino farà incontrare in un momento drammatico, ci sono la guerra e l’occupazione sovietica, il terrore instaurato dai signori della guerra, la legge islamica, le bombe, i talebani e le esecuzioni pubbliche negli stadi.
Mille splendidi soli è un romanzo denso, semplice e autentico: tra le sue pagine si svolge la Storia – quella con la S maiuscola – e s’intrecciano storie intense e toccanti. Come quelle di Laila e Mariam che, nate a distanza di una generazione e con idee molto diverse, sono due donne che la guerra e la morte costringono a condividere un destino comune. Mentre affrontano i pericoli che le circondano – sia nella loro casa che per le strade di Kabul – Mariam e Laila danno vita a un rapporto che le rende sorelle e che alla fine cambierà il corso delle loro vite e di quelle dei loro discendenti. Con grandissima sensibilità, Hosseini mostra come l’amore di una donna per la sua famiglia possa spingerla a gesti inauditi e a eroici sacrifici, e come alla fine sia l’amore, o persino il ricordo di esso, l’unica via per sopravvivere.
Ascolta la lettura delle prime pagine del libro su RadioAlt.

Fonte: www.ibs.it

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Recensione di “Angeli e demoni”

Angeli e Demoni (titolo originale “Angels and Demons“) è un thriller di Dan Brown, pubblicato in Italia nel novembre 2004.

In realtà, esso è precedente al più famoso Il codice da Vinci dello stesso autore, ma in Italia è stato pubblicato dopo, sull’onda dello straordinario successo del precedente.Ne Il codice da Vinci, infatti, si possono leggere riferimenti ad un “pericolo mortale corso in Vaticano un anno prima” da parte di Robert Langdon. La struttura di questo libro infatti, appare del tutto simile a quella de Il codice da Vinci.

Marchiati a fuoco, prima di essere barbaramente uccisi ed esposti come monito per le strade di Roma. Questa è la sorte che toccava agli Illuminati, l’antica setta di scienziati perseguitata in secoli oscuri dalla Chiesa cattolica. Un rituale crudele, ben conosciuto da Robert Langdon, lo studioso di iconologia del “Codice da Vinci”. Ma quando la storia si ripresenta, il fascino si trasforma in raccapriccio. Svegliato in piena notte e trasportato dagli Stati Uniti in Svizzera, Langdon è costretto a esaminare, nei laboratori del CERN di Ginevra, un cadavere orrendamente mutilato. Sul petto della vittima, impresso a fuoco, il terribile segno degli Illuminati: lo scienziato ucciso ha difeso fino all’ultimo il segreto di un’arma sperimentale rubata dagli assassini.

La vicenda, che propone un intreccio di mistero, religione, arte ed esoterismo, ruota attorno a un complotto ordito contro il Vaticano da una temibile setta segreta che, secondo il racconto di Dan Brown, fu fondata all’epoca della Controriforma da alcuni scienziati intenzionati a difendere la libertà e l’autonomia della scienza di fronte alla religione. Perseguitati dalla Chiesa, infiltratisi tra le logge massoniche e insediatisi in ruoli di massimo rilievo politico ed economico, gli Illuminati, è questo il nome degli adepti della setta, fecero successivamente perdere le loro tracce fino a sparire. Tutti li credono ormai estinti fino a quando, alla vigilia delle elezioni papali, giunge una sconvolgente minaccia: gli Illuminati sono tornati per compiere la loro missione e distruggere definitivamente la Chiesa. Hanno sottratto dai laboratori segreti del CERN un campione di antimateria dal potere distruttivo maggiore di una bomba atomica, programmato per esplodere nei sotterranei della Città del Vaticano. Ma non è tutto: hanno rapito quattro importanti prelati che vogliono assassinare pubblicamente in diversi luoghi della città di Roma, dopo averli marchiati a fuoco con i simboli degli elementi mistici della scienza: terra, aria, fuoco e acqua. Langdon, che ha scritto un libro sulla setta, viene contattato in qualità di esperto per scoprire le mosse dei congiurati. Tra i segretissimi documenti conservati nell’archivio Vaticano il professore americano scopre l’esistenza di un Cammino esoterico degli Illuminati, noto a Galileo e a Borromini, due tra i primi adepti dell’ordine, e si lancia in un’appassionante corsa contro il tempo tra le piazze e le chiese della Roma barocca, aiutato dalla giovane e affascinante figlia adottiva del creatore dell’antimateria. In un turbinio di inseguimenti, rivelazioni e colpi di scena, tutti i segreti della setta millenaria verranno svelati fino alla resa dei conti finale.
Dopo avere affascinato milioni di lettori, Dan Brown ci regala un altro romanzo ricco di suspense che incuriosice e appassiona, coniugando abilmente storia e finzione, sullo sfondo delle suggestive bellezze dell’arte e degli impenetrabili misteri del mondo esoterico.

Fonti: it.wikipedia.org, www.ibs.it

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Dan Brown: http://www.my-libraryblog.com/category/brown-dan/

Il codice Da Vinci: http://www.my-libraryblog.com/2007/03/10/il-codice-da-vinci-dan-brown/

Angeli e demoni: http://www.my-libraryblog.com/2007/08/13/angeli-e-demoni-dan-brown/

Riassunto de “La coscienza di Zeno”

La coscienza di Zeno è un romanzo di Italo Svevo. L’opera figura come la confessione autobiografica di Zeno Cosini, scritta allo scopo di aiutare il suo psicanalista nella cura della malattia. Nell’opera non c’è una trama e la narrazione si articola attorno ad alcune esperienze fondamentali della vita del protagonista, quali il vizio del fumo, la morte del padre, il matrimonio e un’impresa commerciale. Il narratore scrive in prima persona.

Zeno Cosini decide di andare dall’analista per riuscire a smettere di fumare. L’analista, un certo “dottor S.”, identificabile probabilmente con Sigmund Freud, gli consiglia di scrivere la storia della sua vita. Il grande problema di Zeno è la sua inettitudine e inoltre suo grande problema sarà il vizio del fumo dal quale non riesce a divincolarsi ; infatti il protagonista, che già nell’adolescenza aveva iniziato a fumare a causa di un rapporto conflittuale con il padre, nonostante più volte si fosse riproposto di smettere, non vi riesce e per questo si sente frustrato. I tentativi si moltiplicano, e anche gli sforzi, ma il problema non viene risolto. A mano a mano che Zeno procede con il racconto, il lettore comprende che l’incostanza e la faciloneria che attanagliano il protagonista vanno ben al di là del semplice vizio del fumo; infatti anche lo stesso matrimonio è da considerare una delle tante decisioni prese e mai mantenute.

La “malattia” è per Zeno l’incapacità di sentirsi a proprio agio in ogni tipo di situazione. Il romanzo consiste nell’analisi della psicologia del protagonista, e mette sistematicamente a nudo la discrepanza tra comportamenti e intenzioni del protagonista.

Nel secondo capitolo emerge il tema del rapporto tra Zeno e suo padre: difficile fin dall’infanzia la relazione è deviata dall’incomprensione e dai silenzi; inoltre bisogna aggiungere che il padre non ha alcuna stima del figlio, tanto che, per sfiducia, affida l’azienda commerciale di famiglia ad un amministratore esterno. Il più grande dei malintesi è l’ultimo, che avviene in punto di morte: quando il figlio è al suo capezzale il padre lo colpisce con la mano e Zeno non riuscirà mai a capire il significato di quel gesto. L’interrogativo produrrà un dubbio atroce che accompagnerà il protagonista fino all’ultimo dei suoi giorni.

Il protagonista conosce tre sorelle, di cui la più attraente è Ada: a costei il protagonista fa la corte, ma il suo sentimento non è ricambiato, perché ella lo considera troppo diverso da lei ed incapace di cambiare.
Zeno è particolarmente attratto dalla sua bellezza esteriore ed interiore. Tuttavia egli finisce per sposare Augusta, delle tre la donna che meno gli piaceva. Nonostante questo il protagonista nutrirà sempre per lei un sincero affetto, anche se ciò non gli impedirà di stringere una relazione con un’amante. Augusta costituisce nel romanzo una figura femminile dolce, tenera, che si prodiga per il proprio marito. Stando al racconto autografo ella sembra la guida ideale per il recupero della salute di Zeno, anche se questa concezione di perfezione si smorza via via fino a quando l’azione della donna scade nell’egoismo e nella superficialità.

Il conflittuale rapporto dell’autore con la sfera femminile – la sua patologia è stata bollata dallo psicologo come “sindrome Edipica” – è evidenziato anche dalla ricerca dell’amante: Zeno accenna a tale esperienza come un rimedio per sfuggire al “tedio della vita coniugale”. Quella con Carla è un’”avventura insignificante”; lei è solo una “povera fanciulla” e “bellissima” che inizialmente suscita un istinto di protezione. Tuttavia quella che in principio appariva come una relazione basata sul semplice desiderio fisico si trasforma successivamente in una vera e propria passione. Anche Carla subisce dei cambiamenti: dapprima insicura, diventa una donna energica e dignitosa che finisce coll’abbandonare il suo amante a favore di un maestro di musica che lo stesso le aveva presentato.

Particolarmente interessante è la concezione che Zeno ha di sé a confronto con gli altri personaggi (le tre sorelle, il padre, Guido, Enrico…): egli sa di essere malato e considera gli altri “sani”, ma proprio perché questi ultimi sanno di esser “normali” tendono a rimanere cristallizzati nel loro stato, mentre Zeno, inquieto, si considera un inetto e per questo è disposto al cambiamento e a sperimentare “nuove forme di esistenza”.
Sulla base di questa convinzione egli finisce col ribaltare il rapporto tra sanità e malattia: l’inettitudine si configura come una condizione aperta, disponibile ad ogni forma di sviluppo; e di conseguenza la sanità si riduce ad un difetto, l’immutabilità.

Alla fine del romanzo Zeno si considera guarito, o meglio è riuscito a spiegare la propria malattia come un male che affligge l’intera società. Infine egli scrive una critica contro la psicoanalisi ed una profezia sulla fine del mondo che sarà provocata dall’autodistruzione dell’uomo.

Il termine di quest’opera può suggerire che si tratti di una cattiva coscienza, infatti tutto viene risolto in un banale tentativo di autogiustificazione: Zeno desidera proclamare la propria innocenza nei confronti del padre, moglie, amante e cognato. Questo lo notiamo anche in Senilità, ma nella Coscienza di Zeno va ben oltre; è infatti contemporaneamente oggetto e soggetto di critica. È ironizzato ma anche ironico. La sua “malattia” gli impedisce di identificarsi con il mondo normale. Zeno è a conoscenza di queste sue imperfezioni; per questo è ben lieto di modificare le proprie esperienze, gli altri invece, convinti di essere perfetti, restano cristallizzati in una condizione di immutabilità, ergo negano ogni possibile miglioramento.

Fonte: it.wikipedia.org

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La coscienza di Zeno: http://www.my-libraryblog.com/2007/03/18/la-coscienza-di-zeno-italo-svevo/

Italo Svevo: http://www.my-libraryblog.com/category/svevo-italo/

Riassunto e recensione del libro “1984” di George Orwell

1984 (Nineteen Eighty-Four) è il titolo di uno dei più celebri romanzi di George Orwell, pubblicato nel 1949 ma scritto nel 1948 (il titolo è ottenuto invertendo le ultime due cifre del primo anno della stesura).

È stato definito il romanzo dell’utopia negativa.

Trama: in un futuro prossimo (l’anno 1984) la Terra è suddivisa in tre grandi potenze totalitarie perennemente in guerra tra loro: Oceania, Eurasia ed Estasia che sfruttano la guerra perenne per mantenere il controllo totale sulla società. In Oceania, la cui capitale è Londra, la società è amministrata secondo i principi del Socing (il socialismo inglese) e governata da un onnipotente partito unico con a capo il Grande Fratello, un personaggio che nessuno ha mai visto e che tiene costantemente sotto controllo la vita di tutti i cittadini (la sua figura è un incrocio fra Josif Stalin ed Adolf Hitler). I suoi occhi sono le telecamere che spiano la vita di qualunque cittadino e il suo braccio la psicopolizia che interviene in ogni situazione sospetta. Ovunque vi sono grandi manifesti che ritraggono il Grande Fratello e gli slogan del partito: «la guerra è pace», «la libertà è schiavitù», «l’ignoranza è forza».

 Il protagonista del romanzo, Winston Smith, è un membro subalterno del partito, incaricato di aggiornare i libri, gli articoli di giornale in modo da rendere riscontrabile e veritiere le previsioni fatte dal partito, contribuendo così a far credere nell’infallibilità di esso. Apparentemente docile, in realtà mal sopporta i condizionamenti del partito. Accanto a lui agiscono altri due personaggi: Julia, della quale Winston è innamorato malgrado il partito vieti il sesso, e O’Brien, un importante funzionario che il protagonista crede amico.

Nonostante il partito imponga la castità (il sesso è permesso al solo scopo di procreare) Winston e Julia diventano amanti e decidono di collaborare con un’organizzazione clandestina di resistenza chiamata “Confraternita”. Ma una volta confidatisi con O’Brien si scopre che questi è un membro della psicopolizia, governata dal Minamor (il Ministero dell’Amore, la cui funzione è torturare i dissidenti). Il fine di O’Brien è insegnare a Winston la tecnica del Bipensiero attraverso tre fasi: apprendimento, comprensione, accettazione.

 Il mondo di 1984La prima fase consiste nell’infliggere un dolore di intensità sempre crescente al condannato in modo che egli accetti una realtà che non è tale. Winston riesce a resistere alla prima fase e, nella seconda, egli capisce di essere “l’ultimo uomo in Europa” (il primo titolo che Orwell aveva pensato di dare al libro), vale a dire l’ultimo guardiano dello spirito umano, e di avere l’aspetto — dopo le innumerevoli torture subite — di uno scheletro; ma è felice perché è conscio di non aver tradito Julia.

Nella terza fase, Winston — che ha ancora qualche pensiero non ortodosso — viene portato nella Stanza 101. In questa stanza non è contenuto uno strumento di tortura preciso: esso infatti consiste nella materializzazione del peggior incubo di ogni persona. Per il protagonista è prossima una maschera con dentro due topi (la sua fobia peggiore) che O’Brien sta per mettergli sul volto. E viene definitivamente sconfitto quando, per fermare O’Brien, urla «Fatelo a Julia», perdendo il suo ultimo sentimento umano. Winston apprende dunque da O’Brien i principi fondamentali del sistema sul quale si fonda lo stato e scopre che non è sufficiente confessare e obbedire alle regole, ma che il Grande Fratello vuole possedere anche l’anima e il pensiero dei suoi sudditi. Anche la stessa “Confraternita” è stata creata ad arte dalla psicopolizia come esca per individuare potenziali dissidenti. Alla fine, Winston viene costretto a cedere: rinuncia all’amore per Julia e al libero pensiero, sottomettendosi e amando completamente il Grande Fratello, e pronto a consegnarsi nelle mani del boia autenticamente convinto della propria colpevolezza.

Fonte: it.wikipedia.org

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Recensione de “Il codice da Vinci” di Dan Brown

Il codice da Vinci è un romanzo di successo scritto da Dan Brown; pubblicato nel 2003, a fine aprile 2006 aveva venduto oltre 40 milioni di copie in tutto il mondo ed era stato tradotto in 44 lingue.
E’ una tranquilla notte parigina e nulla traspare dalla classica, impenetrabile facciata del museo del Louvre, appoggiato sulla riva della grande Senna. Un dramma si sta consumando al suo interno, nella Grande Galleria: il vecchio curatore Saunière, ferito a morte, si aggrappa con un ultimo gesto disperato a un dipinto del Caravaggio, fa scattare l’allarme e le grate di ferro all’entrata della sala immediatamente scendono, chiudendo fuori il suo inseguitore. L’assassino, rabbioso, non ha ottenuto quello che voleva. A Saunière restano pochi minuti di vita. Si toglie i vestiti e, disteso sul pavimento, si dispone come l’uomo di Vitruvio, il celeberrimo disegno di Leonardo da Vinci. La scena che si presenta agli occhi dei primi soccorritori è agghiacciante: il vecchio disteso sul marmo è riuscito, prima di morire, a scrivere alcuni numeri, poche parole e soltanto un nome: Robert Langdon. Ed è proprio lui, lo studioso di simbologia, scortato dalla polizia sul luogo dell’omicidio, a capire immediatamente che l’anziano storico dell’arte ha lasciato un messaggio oscuro e pericoloso. Di fronte a Langdon si presenta la partita più difficile della sua carriera: giocare a distanza di secoli, e a rischio della propria vita, contro il genio stesso di Leonardo da Vinci. La scoperta è sconvolgente: il grande pittore rinascimentale proteggeva un distruttivo codice segreto. Con gli enigmi nascosti nei suoi dipinti, con i suoi ingegnosi marchingegni e con la spaventosa forza di una setta segreta che da secoli ha sempre tentato di trasformare la storia dell’umanità. Laggiù, come un miraggio irraggiungibile, “La Gioconda” e “L’ultima cena” attendono il nostro geniale e improvvisato detective. Chi era realmente Leonardo da Vinci? Cosa hanno nascosto per secoli i Templari? Quale chiave dà accesso al segreto del Santo Graal? L’America intera si è appassionata a questi interrogativi e ha decretato Dan Brown scrittore dell’anno (al primo posto in classifica da sette mesi). Il suo romanzo, tradotto in tutti i paesi del mondo, ha spiegato a milioni di lettori perché, in definitiva, Monna Lisa, nel celebre ritratto della Gioconda, sorride. Perché?

Fonte: www.bol.it

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