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Questo è l’elenco alfabetico dei libri più cercati su omnialibri:

 1 1984   2 Alta fedeltà   3 Alta finanza 
 4 Angeli e demoni   5 Anna Karenina   6 Aspettando Godot 
 7 Bel-Ami   8 Cent’anni di solitudine   9 Come Dio comanda 
 10 Contro il Codice da Vinci   11 Cronaca di una morte annunciata   12 Crypto 
 13 Cuore di tenebra   14 Delitto e castigo   15 Demian 
 16 Di noi tre   17 Donne informate sui fatti   18 Due di due 
 19 Fahrenheit 451   20 Fango   21 Gomorra 
 22 Ho voglia di te   23 I dolori del giovane Werther   24 I love shopping 
 25 I love shopping a New York   26 I love shopping in bianco   27 I Malavoglia 
 28 I pilastri della terra   29 Il barone rampante   30 Il cacciatore di aquiloni 
 31 Il cavaliere inesistente   32 Il codice da Vinci   33 Il coperchio del mare 
 34 Il delfino   35 Il diario di Jane Somers   36 Il fu Mattia Pascal 
 37 Il gabbiano Jonathan Livingston   38 Il giorno della civetta   39 Il giovane Holden 
 40 Il grande Gatsby   41 Il lupo della steppa   42 Il nome della rosa 
 43 Il Piccolo Principe   44 Il processo   45 Il ritratto di Dorian Gray 
 46 Il vecchio e il mare   47 Il visconte dimezzato   48 Io non ho paura 
 49 Io uccido   50 Jane Eyre   51 Kitchen 
 52 La casa degli spiriti   53 La casta. Così i politici italiani sono diventati intoccabili   54 La coscienza di Zeno 
 55 La fattoria degli animali   56 La metamorfosi   57 La mia vita su un piatto 
 58 La ragazza di Bube   59 La signora delle camelie   60 La sovrana lettrice 
 61 La verità del ghiaccio   62 La voce del violino   63 L’abito di piume 
 64 L’amico ritrovato   65 L’amore ai tempi del colera   66 L’armata perduta 
 67 Le affinità elettive   68 L’esclusa   69 L’insostenibile leggerezza dell’essere 
 70 L’ombra del vento   71 Madame Bovary   72 Maruzza Musumeci 
 73 Mastro don Gesualdo   74 Mi chiamo Roberta, ho 40 anni, guadagno 250 euro al mese!   75 mille splendidi soli 
 76 Mondo senza fine   77 Narciso e Boccadoro   78 Non ti muovere 
 79 Novecento   80 Oliver Twist   81 Orgoglio e pregiudizio 
 82 Persuasione   83 Scusa ma ti chiamo amore   84 Se questo è un uomo 
 85 Senilità   86 Seta   87 Siddharta 
 88 Sostiene Pereira   89 Storia di una gabbianella e del gatto che le insegnò a volare   90 Tecniche di seduzione 
 91 Ti prendo e ti porto via   92 Tre metri sopra il cielo   93 Treno di panna 
 94 Tsugumi   95 Una fortuna pericolosa   96 Una vita 
 97 Uno, nessuno e centomila   98 Uto   99 Ventimila leghe sotto i mari 
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Di seguito l’elenco dei titoli più venduti della scorsa settimana (fonte: arianna)

Titolo Autore Editore Prezzo
1 Maruzza Musumeci  Andrea Camilleri  Sellerio Editore Palermo   10,00
2 L’amore e il potere….  Bruno Vespa  Mondadori   18,50
3 Mondo senza fine  Ken Follett  Mondadori   20,00
4 La casta…  G. Antonio Stella; Sergio Rizzo  Rizzoli   18,00
5 Voi non sapete. Gli amici, i nemici, la mafia….  Andrea Camilleri  Mondadori   17,00
6 Mille splendidi soli  Khaled Hosseini  Piemme   18,50
7 La speranza indiana. Storie di uomini, città e denaro dalla più grande democrazia del mondo  Federico Rampini  Mondadori   15,00
8 I figli di Húrin  John R. R. Tolkien; C. Tolkien (cur.)  Bompiani   20,00
9 L’eleganza del riccio  Muriel Barbery  E/O   18,00
10 Il cacciatore di aquiloni  Khaled Hosseini  Piemme   17,50
11 Il potere della luce. Fairy Oak. Vol. 3  Elisabetta Gnone  De Agostini   16,90
12 La sovrana lettrice  Alan Bennett  Adelphi   12,00
13 Gomorra. Viaggio nell’impero economico e nel sogno di dominio della camorra  Roberto Saviano  Mondadori   15,50
14 L’ospite inquietante. Il nichilismo e i giovani  Umberto Galimberti  Feltrinelli   12,00
15 Padre Pio. Miracoli e politica nell’Italia del Novecento  Sergio Luzzatto  Einaudi   24,00

 

Orgoglio e pregiudizio – Jane Austen

Jane Austen descrive in maniera poetica, intelligente e ironica la vita delle giovani donne e la società nella campagna inglese del Settecento, anche attraverso una minuziosa caratterizzazione psicologica e comportamentale dei personaggi della storia. Il manoscritto originale fu composto fra il 1796 e il 1797, originariamente con il titolo First Impressions. Fu pubblicato nel 1813 al termine di un processo di revisione iniziato nel 1811. All’epoca in cui scrisse Orgoglio e pregiudizio, la Austen era appena ventenne e viveva nella stessa camera della sorella. Scriveva su semplici quaderni. Non si leggono invece, nella trama, riferimenti ai drammatici eventi storici di quegli anni (primi fra tutti, la rivoluzione francese e l’inizio delle campagne napoleoniche).Bisogna ricordare anche che l’orgoglio è ostinazione, non fa ascoltare nessuno fuorchè sé stessi.

Il romanzo ha come temi principali (che danno il titolo all’opera) l’orgoglio di classe del signor Darcy e il pregiudizio di Elizabeth Bennet nei confronti di quest’ultimo. La trama del romanzo si concentra sulle vicende della famiglia Bennet, composta dai Mr e Mrs Bennet e dalle loro cinque figlie: Jane, Elizabeth, Mary, Catherine e Lydia. L’obbiettivo rimasto a Mrs Bennet è quello di vedere sposata almeno una delle sue figlie il prima possibile. Mrs Bennet è una donna frivola e scarsamente portata a mantenere il necessario contegno in società. Mr Bennet,il suo consorte, è un uomo intelligente e sarcastico che ha trovato il suo tranquillo equilibrio ignorando le intemperanze delle figlie minori, di cui la preferita è Elizabeth, e della moglie, trascurandone tuttavia oltremodo l’effetto. Quando un ricco scapolo, Mr Bingley, si trasferisce a Netherfield, una tenuta in affitto nelle vicinanze, Mrs Bennet freme affinchè le figlie vengano presentate al ricco signore quanto prima. Il primo incontro ha luogo durante il ballo dato da Sir Lucas, vicino di casa dei Bennet, dove la famiglia viene presentata a Mr Bingley, a sua sorella e al misterioso Mr Darcy. Mr Bingley sembra divertirsi parecchio, mentre l’amico Darcy e la sorella rimangono in disparte gran parte della sera, danzando raramente e passando il tempo parlando fra loro. Questo vale a Mr Darcy la fama di ricco signore orgoglioso. Durante il ballo Elizabeth viene definita da Darcy “Appena passabile ma non abbastanza bella da tentarlo”. Elizabeth lo sente e, presa dal suo orgoglio, lo prende in antipatia. Mr Bingley e Jane, invece, ballano tutta la sera con gran diletto. Il giorno successivo le sorelle Bennet passano il pomeriggio a Maryton, la città più vicina, dove normalmente viene dispiegato l’esercito. Le ragazze hanno modo di conoscere Mr Whickham, che dichiara apertamente di conoscere da tempo Darcy e di aver vissuto con lui a lungo durante l’infanzia. A Elizabeth racconta di essere stato defraudato dell’eredità lasciatagli dal padre di Mr Darcy per ovvie gelosie del figlio nei suoi riguardi, condannandolo per sempre alla vita del soldato. Jane va in visita a Netherfield per un thè con Miss Bingley. Durante il tragitto viene sorpresa da un temporale, che le vale un serio raffreddore, costringendola a trattenersi presso i Bingley per qualche giorno. Il padrone di casa appare raggiante, mentre Miss Bingley e Mr Darcy non ne sembrano entusiasti. Durante le visite di Elizabeth a Netherfield per prendersi cura della sorella, Darcy si scopre innamorato della secondogenita Bennet, la cui conoscenza ha occasione di approfondire. Nel frattempo Longburn, la tenuta dei Bennet, viene sconvolta da un nuovo arrivo: il cugino Mr Collins, pastore presso la tenuta di Lady Catherine De Bourgh nel Hertfordshire. Mr Collins è il legittimo erede di Longburn e spera di poter sposare una delle figlie dei Bennet, affinchè queste, qualora Mr Bennet venga a mancare prematuramente, possano avere un tetto. La sua inevitabile scelta ricade immediatamente su Jane, la più bella. Mr Collins viene ben presto informato da Mrs Bennet che Jane sarà presto fidanzata e che pertanto la sua scelta dovrebbe ricadere su Elizabeth. Mr Collins si getta in una corte sfrenata, che culmina con la richiesta della mano della secondogenita Bennet, la quale, basita, rifiuta categoricamente nonostante le rimostranze della madre. Mr Collins, deciso a tornare a casa con una moglie, decide di sposare Charlotte Lucas, la migliore amica di Elizabeth Mr Bingley organizza un ballo a Netherfield, come promesso alle sorelle Bennet. Il suo trasporto nei riguardi di Jane è piuttosto visibile, mentre i sentimenti di Jane sono piuttosto mascherati e poco chiari. Mr Darcy si convince che Jane non è realmente innamorata dell’amico. Inoltre nota la proverbiale frivolezza di Catherine e Lydia, e l’incapacità di mantenere il dovuto contegno di Mr Bennet e Mrs Bennet. Pertanto, si convince che la cosa migliore per Bingley sia quello di lasciare Netherfield al più presto, per non incorrere in un matrimonio sconveniente. Dopo la dipartita di Bingley e la chiusura di Netherfield, Jane viene spedita dagli zii a Londra, mentre Elizabeth parte per l’Hertfordshire in visita a Mrs Collins. Si viene ben presto a sapere che Mrs De Bourgh, mecenate di Mr Collins, è la zia di Mr Darcy, il quale si trova ugualmente a Rosings in visita alla zia. Durante la sua permanenza Elizabeth si imbatte spesso in Mr Darcy, il quale alla fine capitola e si dichiara, non privo del suo famoso orgoglio e con la convinzione che verrà accettato. Elizabeth, che lo rifiuta categoricamente, dichiara che mai potrebbe sposare colui che è stato la causa del dolore di più di una persona, di cui l’ultima la sua cara sorella Jane. Il giorno successivo, Mr Darcy le scrive una lettera di chiarimento in cui la informa di aver agito per il meglio nei riguardi di Bingley e si dilunga a spiegare la sua situazione con Mr Whicham. Pare infatti che quest’ultimo, non soltanto sia per fama un truffatore, ma abbia anche cercato di circuire la sorella di Mr Darcy, Georgiana. Elizabeth, rincasata, riparte con gli zii londinesi per una gita ai laghi, sfiorando la tenuta di Pemberley, di cui Mr Darcy è padrone. Sollevata all’idea che il legittimo padrone non sia in casa, visita con grande interesse la tenuta. Ben presto però, appare ovvio che il padrone è rientrato prima del tempo. Mr Darcy le fa conoscere la sorella minore e invita a cena Mr e Mrs Gardiner, gli zii di Elizabeth. La cena viene però interrotta da una pessima notizia: Lydia, che era in vacanza con il colonnello Forster e moglie a Brighton, è scappata con Whickham. Il rientro di Elizabeth è imminente. La situazione scandalosa provocata da Whickham e Lydia viene presto messa a tacere con un matrimonio di convenienza. Qualche tempo più tardi, Elizabeth viene a sapere dello zio di Londra che Mr Darcy è l’artefice della “pace” tra Whickham e Mr Bennet. La informa infatti che Whickham è stato profumatamente pagato per sposare Lydia. Bingley, insieme a Darcy, va in visita a Longburn per chiedere la mano di Jane, che ovviamente essendone innamorata, l’accetta. Elizabeth, oltre che al normale senso di gratitudine, si rende conto di provare dell’amore nei confronti di Mr Darcy, che tuttavia non si ripropone. Elizabeth viene svegliata una notte da una visita a sopresa di Lady Catherine De Bourgh. La mecenate dei Collins vuole sapere se si è promessa al nipote e le richiede di promettere solennemente che mai si congiungerà in matrimonio con Mr Darcy. Elizabeth rifiuta di promettere alcunchè. Mr Darcy, che viene a sapere dell’accaduto, comprende che Elizabeth nutre qualcosa di nuovo per lui. Il giorno successivo Mr Darcy, in visita con l’amico Bingley presso i Bennet, si ripropone a Elizabeth. L’epilogo è il matrimonio tra Elizabeth e Mr Darcy e quello tra Jane e Mr Bingley.

Fonte: it.wikipedia.org

Altre opere di Jane Austen: Orgoglio e pregiudizio, Persuasione

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Altre recensioni utili: Il codice da Vinci, Tre metri sopra il cielo, Ho voglia di te, Il piccolo principe

Il cacciatore di aquiloni

L’incipit de Il cacciatore di aquiloni di Khaled Hosseini:

«Sono diventato la persona che sono oggi all’età di dodici anni, in una gelida giornata invernale del 1975. Ricordo il momento preciso: ero accovacciato dietro un muro di argilla mezzo diroccato e sbirciavo di nascosto nel vicolo lungo il torrente ghiacciato. È stato tanto tempo fa. Ma non è vero, come dicono molti, che si può seppellire il passato. Il passato si aggrappa con i suoi artigli al presente. Sono ventisei anni che sbircio di nascosto in quel vicolo deserto. Oggi me ne rendo conto. »

Si dice che il tempo guarisca ogni ferita. Ma, per Amir, il passato è una bestia dai lunghi artigli, pronta a riacciuffarlo quando meno se lo aspetta. Sono trascorsi molti anni dal giorno in cui la vita del suo amico Hassan è cambiata per sempre in un vicolo di Kabul. Quel giorno, Amir ha commesso una colpa terribile. Così, quando una telefonata inattesa lo raggiunge nella sua casa di San Francisco, capisce di non avere scelta: deve tornare a casa, per trovare il figlio di Hassan e saldare i conti con i propri errori mai espiati. Ma ad attenderlo, a Kabul, non ci sono solo i fantasmi della sua coscienza. C’è una scoperta sconvolgente, in un mondo violento e sinistro dove le donne sono invisibili, la bellezza è fuorilegge e gli aquiloni non volano più.

Altre opere di Khaled Hosseini : Il cacciatore di aquiloni , Mille splendidi soli


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Altre recensioni utili: Il codice da Vinci, Tre metri sopra il cielo, Ho voglia di te, Il piccolo principe

Federico Moccia

Figlio d’arte, suo padre Giuseppe Moccia – meglio conosciuto come Pipolo – è stato primo sceneggiatore cinematografico, assieme a Castellano, di varie pellicole con Totò, Franco Franchi e Ciccio Ingrassia ed altri comici nostrani, e poi regista di alcuni tra i maggiori successi commerciali della commedia all’italiana a cavallo tra gli anni ‘70 e ‘80, come ‘Il bisbetico domato’, ‘Attila flagello di Dio’, ‘Il ragazzo di campagna’ o ‘Scuola di ladri’.

Proprio ‘Attila flagello di Dio’ segna anche l’esordio nel mondo del cinema di Federico, che vi partecipa, appena diciannovenne, come aiuto regista. Nel 1987 ci prova quindi da solo, ma ‘Palla al centro’ passa completamente inosservato, costringendolo a passare alla tv: nel 1986 è uno degli sceneggiatori della prima stagione de I ragazzi della 3ª C e nel 1989 partecipa così sia come regista che come sceneggiatore al progetto di ‘College’, telefilm giovanile e giovanilista con Federica Moro. In TV rimane a lungo anche in qualità di autore, scrivendo i testi di molte trasmissioni di successo nel campo dell’intrattenimento come I Cervelloni, Fantastica italiana e Domenica In.

Nel 1992 ha scritto il suo primo libro, il romanzo Tre metri sopra il cielo. In un primo momento Federico Moccia ebbe dei problemi nel trovare una casa editrice che fosse disposta a pubblicare il suo romanzo d’esordio, poi la Feltrinelli decise di pubblicarlo, ma con una tiratura di poche copie. In seguito accadde un fenomeno piuttosto strano: le poche copie del libro venivano fotocopiate dai giovani lettori che si appassionavano sempre di piu.

Intanto, nel 1996, fa un altro tentativo nel cinema col film ‘Classe mista 3A’, da lui scritto e diretto, che si avvale anche della breve partecipazione di Paolo Bonolis: è però un altro fiasco.

Ritorna quindi dietro le quinte televisive, per uscirne però a sorpresa nel 2004, a quarantuno anni, quando il suo libro Tre metri sopra il cielo, dopo il boom di diffusione tra i licei romani, viene rivisto dalla Feltrinelli in una nuova edizione ridotta: il successo è immediato e porta anche ad una riduzione cinematografica, con tanto di ripubblicazione della versione originale ed integrale del 1992. Con il libro Tre metri sopra il cielo Moccia ha vinto il Premio “Torre di Castruccio”, sezione Narrativa 2004 e il Premio “Insula Romana”, sezione Giovani Adulti 2004. Il romanzo è stato venduto in tutti i Paesi d’Europa e persino in Giappone e in Brasile.

Nel 2006 esce il suo secondo romanzo, Ho voglia di te (Feltrinelli), séguito del libro precedente, da cui viene tratto l’omonimo film l’anno seguente.

Nel 2007 nelle librerie regna Scusa ma ti chiamo amore edito da Rizzoli, e il personaggio di Federico Moccia è diventata tanto celebre che è stato imitato più volte da Fiorello nella trasmissione Viva Radio 2 dal 5 marzo 2007 e alla Fiera internazionale del libro di Torino sempre nel 2007.

Anche da questo suo ultimo libro verrà tratto un film, per la regia dello stesso Moccia, con uscita prevista per gennaio 2008. Attore protagonista sarà Raoul Bova.

Attualmente Federico Moccia è impegnato anche come autore televisivo per il programma Ciao Darwin.

Bibliografia

1992 – Tre metri sopra il cielo
2006 – Ho voglia di te
2007 – Scusa ma ti chiamo amore
2007 – Cercasi Niki disperatamente
2007 – La passeggiata – (Corriere della Sera, Racconto)

Fonte: it.wikipedia.org

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Recensione e riassunto del libro “Madame Bovary” di Gustave Flaubert

Madame Bovary è un romanzo di Gustave Flaubert che fu posto sotto inchiesta per oscenità dalla pubblica accusa quando venne pubblicato a puntate ne La Revue de Paris tra il 1° ottobre 1856 ed il 15 dicembre 1856, dando luogo ad un processo nel gennaio 1857 che ne accrebbe la fama. Dopo l’assoluzione [1], il 7 febbraio, divenne un bestseller sotto forma di libro nell’aprile del medesimo anno, ed oggi è considerato uno dei primi esempi di romanzo realista.

È imperniato sulla figura della moglie di un dottore, la signora Emma Bovary, che si dà all’adulterio e vive al di sopra dei suoi mezzi per sfuggire alla noia ed alla vacuità della vita di provincia. Benché la trama fondamentale sia piuttosto semplice, se non addirittura stereotipata, l’opera attinge alla vera arte nei dettagli e negli schemi nascosti. Si sa che Flaubert era un perfezionista della scrittura e si faceva un vanto di essere alla perenne ricerca de le mot juste (la parola giusta).

Madame Bovary si svolge nella provincia settentrionale della Francia, presso la città di Rouen in Normandia. Un medico, Charles Bovary, sposa una bella ragazza di campagna, Emma Rouault. Ella è impregnata di desiderio per il lusso e la romanticheria, che le proviene dalla lettura di novelle popolari. Charles è benestante, ma anche noioso e maldestro. Emma crede che la nascita di un maschio “curerà” il loro matrimonio. Quando rimane incinta, ed alla fine partorisce una figlia, si convince che la propria vita è virtualmente finita.

Charles decide che per Emma ci vuole un cambio di scena, e si trasferisce dal villaggio di Tostes (oggi Tôtes) ad un altro villaggio altrettanto deprimente, Yonville (tradizionalmente identificato con la cittadina di Ry). Emma accetta il corteggiamento di una delle prime persone che incontra, un giovane studente di giurisprudenza, Léon Dupuis, che sembra condividere con lei il gusto per le “cose più belle della vita”. Quando egli se ne va per motivi di studio a Parigi, Emma intraprende una relazione con un ricco proprietario terriero, Rodolphe Boulanger. Confusa dalla fantasia romantica, escogita un piano per fuggire con lui. Rodolphe, tuttavia, non l’ama, e rompe l’accordo la sera precedente a quella dell’architettata fuga, mediante una lettera sul fondo di un cesto di albicocche. Lo shock è tale che ella si ammala gravemente, e per qualche tempo si rifugia nella religione.

Emma e Charles assistono all’opera una sera a Rouen, ed Emma incontra daccapo Léon. Iniziano una relazione: Emma si reca in città ogni settimana per incontrarlo, mentre Charles crede che lei prenda lezioni di pianoforte. Al contempo, Emma sta spendendo esorbitanti somme di denaro. Quando i suoi debiti raggiungono valori esplosivi e la gente inizia a sospettare l’adulterio. Dopo che i suoi amanti le hanno rifiutato il denaro per pagare il debito Emma inghiottisce dell’arsenico e muore, in modo penoso e lento. Il leale Charles è sconvolto, tanto più che ritrova le lettere che Rodolphe le scriveva. In breve, muore a sua volta, e la figlia della coppia rimane orfana.

Fonte: it.wikipedia.org

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Recensione e riassunto del libro “Siddharta” di Hermann Hesse

Siddharta è un romanzo dello scrittore tedesco Hermann Hesse edito nel 1922.

Considerato dallo stesso Hesse come un “poema indiano”, il romanzo presenta un registro molto originale che unisce lirica ed epica, ma anche narrazione e meditazione, elevazione e sensualità, e che lo rende tutt’ora affascinante.

Il successo del libro arrivò un ventennio dopo la pubblicazione e sulla scia del Premio Nobel conferito ad Hesse nel 1946, e fu frutto soprattutto dei giovani che fecero della figura di Siddharta un compendio dell’inquietudine adolescenziale, dell’ansia di ricerca di sé stessi, dell’orgoglio dell’individuo davanti al mondo ed alla storia, accomunati in un rifiuto senza appello.

Il libro narra la vita di Siddharta, giovane indiano, che cerca la sua strada nei più svariati dei modi. Fin da subito il narratore si dimostra esterno ed onnisciente poiché, benché faccia intuire che la storia di Siddharta è tra le più particolari, non esprime un suo punto di vista. Si può dire che la focalizzazione è quella del giovane.

Infatti è attraverso i suoi occhi che noi vediamo un’India del VI secolo a.C. dominata da molte religioni, da molti modi di vivere, da realtà e ipocrisie.

Siddharta inizia il suo viaggio fiancheggiato dall’inseparabile amico d’infanzia, Govinda, il quale lo ha sempre visto come un saggio. I due decidono di andare a vivere con i “Samana”, pensatori che vivono di poco o nulla, che imparano a impersonarsi con tutto ciò che incontrano. Così fa infatti Siddharta. Dopo aver vissuto con loro, lui e Govinda decidono di andare a vedere il Buddha Gotama, alla quale setta Govinda decide di aggregarsi. Siddharta rimane quindi solo e arriva ad una città, dove conosce la bella Kamala.

La straordinaria maestria di Hesse è ben visibile nei capitoli riguardanti Kamala, in quanto non la nomina mai con un appellativo dalla connotazione negativa, ma lascia intuire il lavoro, moralmente poco “elevato”, della donna. Siddharta decide di imparare l’amore da lei e tramite quello apprende i vari modi di lavorare, di guadagnare, di spendere e di divertirsi.

Il personaggio dell’autore che dapprima sembrava “immacolato” si dimostra soggetto alle debolezze umane, lui che considerava male quei comportamenti e che se ne considerava superiore.

Dopo anni e anni passati con Kamala, Siddharta si dispera, capisce il suo errore e scappa. Qui si ha il climax del libro, Kamala abbandonata dall’uomo che ama e da cui sa di non essere amata porta in grembo un figlio destinato a chiamarsi come il padre. Anche senza dichiararlo apertamente, l’autore lascia intendere che Siddharta incontrerà il figlio.

Questo succederà solo dopo un lungo periodo di transizione dell’ormai uomo Siddharta che, dilaniato dai rimorsi per il suo stile di vita degli ultimi anni, ipotizza per sé il suicidio come forma estrema di purificazione. Ma il caso, forse il destino, lo aiuta: incontra Govinda. L’amico da subito non lo riconosce, anzi si ferma pensando di aiutare uno sconosciuto. L’incontro tra i due è toccante, ma quando si separano si ha di nuovo la sensazione che si rivedranno.

Siddharta ha ritrovato un motivo di vita e cerca una nuova strada, che trova sulle sponde dello stesso fiume nel quale pensava di porre fine alla sua vita. Un vecchio barcaiolo di nome Vesuveda ci abita e condivide con Siddharta l’idea che il fiume sia vivo, che parli, che insegni. Siddharta decide di rimanere con l’uomo da cui imparerà molto, anche durante i lunghi silenzi.

Un’altra scena toccante si ha con il passaggio di Kamala che è in viaggio per trovare Gotama, il Buddha ormai morente; con lei c’è il piccolo Siddharta. Un serpente morde la madre, il piccolo piange e richiama l’attenzione del padre che, riconosciuta la donna, cerca di aiutarla, ma tutto è inutile. Ora Siddharta ha un figlio da crescere. Come in tutti i romanzi c’è l’antagonista dell’eroe, ma è un paradosso: di Siddharta è lo stesso figlio. Il giovane ragazzo è ribelle, non lavora, si annoia, non vuole imparare: totalmente il contrario del padre. Dopo anni di sofferenza, il figlio scappa e Siddharta è costretto a lasciarlo andare: sono troppo diversi per poter convivere. Questo episodio, inoltre, induce Siddharta a pensare a quando anche lui aveva abbandonato suo padre e al dolore che gli aveva sicuramente procurato. Un giorno anche il vecchio barcaiolo lascia Siddharta, recandosi nella foresta, alla ricerca anche lui di altre conoscenze.

E qui si chiude il libro, nel rincontro di Siddharta e Govinda, ormai vecchi, vissuti, sapienti. L’amico ancora una volta non riconosce Siddharta, invecchiato, cambiato. Si raccontano le vite, ma soprattutto Govinda chiede all’amico quale sia, dopo tutti questi anni, la sua filosofia e Siddharta attua un monologo a dir poco affascinante.

Ora c’è da chiedersi se quel che Hesse fa dire al suo personaggio non sia altro che quello che lui ha dedotto da anni di studi sui libri del nonno, ma su una cosa non si può che essere d’accordo: Siddharta è un Buddha.

Ciò che trasmette questo libro non è solo un insegnamento morale, ma una lezione di vita su come giudicare per essere giudicati, su come cercare la conoscenza e su come anche il più puro degli uomini si possa ritrovare nel peccato.

Fonte: it.wikipedia.org

Altre opere di Hermann Hesse : Narciso e Boccadoro, Siddharta.

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L’insostenibile leggerezza dell’essere di Milan Kundera, Riassunto e recensione del libro

L’insostenibile leggerezza dell’essere (in ceco: Nesnesitelná lehkost bytí) è un romanzo di Milan Kundera scritto nel 1982 e pubblicato per la prima volta in Francia nel 1984.

Il romanzo, che si svolge a Praga negli anni intorno al 1968, descrive la vita degli artisti e degli intellettuali cecoslovacchi nel periodo fra la Primavera di Praga e la successiva invasione da parte dell’Unione Sovietica. La storia si focalizza sul gruppo noto come il Quartetto di Kundera, composto da Tomáš (un chirurgo di fama e successo che perde il suo lavoro a causa delle sue critiche dei comunisti cechi), la sua compagna Tereza (una fotografa), la sua amante Sabina (una pittrice) e l’amante di Sabina, Franz (un professore universitario).

Secondo Kundera, “l’essere” è caratterizzato da una “leggerezza insostenibile” poiché la vita è unica: Einmal ist Keinmal, cioè, tanto vale che ciò che accade una volta sola non accada neanche. Da ciò segue che la vita è priva di significato e le decisioni che prendiano sono di poca importanza. E siccome le decisioni non hanno importanza, sono “leggere” in quanto non ci legano; d’altro canto la loro trascurabilità, quella delle nostre vite e della nostra esistenza è insopportabile.

A causa della tematica del romanzo, alcuni lo definiscono un’opera modernista; altri un’esplosione di post-modernismo.

 Fonte: it.wikipedia.org

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Recensione del libro “Cent’anni di solitudine”

Cent’anni di solitudine (titolo spagnolo Cien años de soledad,1967) di Gabriel García Márquez è il testamento letterario dell’America Latina, il romanzo che ha svelato l’universo magico e surreale della Colombia.
Con questo romanzo l’autore vinse il premio Nobel per la Letteratura nel 1982.
L’opera narra la storia di una famiglia, i Buendía, seguendone le vicende per sei generazioni, in un mitico villaggio sperduto tra le paludi: Macondo, che per molti aspetti ricalca il paese natale dello scrittore.
Dal fondatore del villaggio e capostipite della famiglia José Arcadio Buendía, si articolano eventi e personaggi che seguono itinerari circolari in un tempo “congelato” attraverso il quale milioni di piccole vicende si intrecciano ma dove tutto resta sostanzialmente invariato attorno a quel fulcro centrale che è il villaggio e la vita che vi si conduce.
La ripetitività del tempo e dei fatti è appunto il grande tema del romanzo, un tema in cui l’autore riconosce la caratteristica della vita colombiana e attraverso cui vediamo delinearsi altri elementi: l’utilizzo di un “realismo magico” che mostra un microcosmo arcano in cui la linea di demarcazione fra vivi e morti non è più così nitida e in cui ai vivi è dato il dono tragico della chiaroveggenza, il tutto con un messaggio cinicamente drammatico di fondo.

La solitudine del titolo è dunque la condizione di ogni uomo all’interno di questo microcosmo: i vivi si agitano e combattono senza tuttavia muoversi da uno stesso punto e i morti ritornano sulla terra come sagome, così solitarie e affrante che finiscono per diventare amiche di quelli che erano stati in vita i loro peggiori nemici.
Il messaggio finale, che dà tutto il senso della tragedia umana, mostra come infine tutte le vicende attraversate dai personaggi portino l’ultimo della stirpe a comprendere l’entità dell’incapacità di evolversi. Troppo tardi, perché nel momento stesso in cui egli arriva alla scoperta che ha valso cent’anni di solitudine, scatta la punizione “divina” sotto forma di un biblico vento che spazzerà via ogni traccia del villaggio, ormai quasi una cittadina, e dei suoi abitanti.Insomma, in definitiva la storia corale della famiglia Buendìa, affollato crocevia di speranze, desideri e sogni… una famiglia così densa ed impregnata di forti sentimenti ma così chiusa nelle sue effimere illusioni da sprofondare nella più sconsolante e più irrimediabile delle solitudini.

Fonte: it.wikipedia.org

Altre opere di Gabriel García Márquez : Cronaca di una morte annunciata, Cent’anni di solitudine.

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Recensione del libro “Il giorno della civetta” di Leonardo Sciascia

Il giorno della civetta è un romanzo di Leonardo Sciascia, terminato nel 1960 e pubblicato per la prima volta nel 1961 dalla casa editrice Einaudi.Il racconto trae lo spunto dall’omicidio di Accursio Miraglia, un sindacalista comunista, avvenuto a Sciacca nel gennaio del 1947 ad opera della mafia.

Sciascia aveva già iniziato a scrivere di mafia nel 1957 recensendo il libro di Renato Candida, comandante dei carabinieri ad Agrigento, al quale l’autore si ispira per il personaggio, protagonista del romanzo, Bellodi.

La prima edizione venne anticipata sulla Rivista “Mondo Nuovo” del 9 ottobre 1960 e la prima edizione comparve con una “Nota” che dichiarava la verità sottintesa alla finzione del romanzo scritta in una libertà non piena ma significativa nei confronti di una letteratura che fino a quel momento aveva fornito della mafia una rappresentazione apologetica e di una società che, negli organi politici e d’informazione, ne negava addirittura l’esistenza.

Nella piazza di S., un paese di mare della Sicilia, Salvatore Colasberna, ex muratore e socio di una piccola impresa edilizia, viene assassinato mentre sale sul pullman per Palermo.

All’arrivo della forza pubblica i passeggeri si allontanano alla chetichella, l’autobus resta vuoto e nessuno riconosce il morto. L’autista, il bigliettaio non ricordano chi ci fosse sull’autobus al momento dell’assassinio. Il venditore di panelle che era rimasto a terra al momento del delitto è scomparso. Un carabiniere lo trova all’ingresso della scuola elementare e lo accompagna dal maresciallo. Ma neppure lui sa nulla e afferma che non si è nemmeno accorto che abbiano sparato. Dopo due ore di interrogatorio il panellaro ricorda che all’angolo tra via Cavour e piazza Garibaldi, tra le sei e le sei e trenta, sono venuti due lampi di fuoco. Le indagini vengono affidate a Bellodi, capitano dei carabinieri della compagnia di C., emiliano di Parma, ex partigiano, destinato alla carriera di avvocato ma rimasto in servizio in nome di alti ideali.

Bellodi è deciso ad indagare senza arrendersi davanti al muro di silenzio e omertà che gli si crea intorno e arriva a scoprire i rapporti che legano la criminalità mafiosa e politica.

Intanto in un Caffè di Roma, un ricco possidente chiede ad un onorevole del suo partito (che si intuisce essere la DC) di far trasferire Bellodi. Bellodi intanto interroga un ambiguo confidente, dai doppi giochi noti alla mafia, un certo Calogero Dibella detto Parrinieddu e ricava una pista che si rivela falsa, ma in compenso riesce a sapere il nome di Santo Pizzuco che si rivela utile.

Il nome del presunto killer, un certo Diego Marchica detto Zicchinetta, viene dato a Bellodi dalla moglie di Paolo Nicolosi, un potatore scomparso e certamente ucciso per aver riconosciuto l’assassino. Bellodi scopre nel fascicolo investigativo di Marchica, che è un noto sicario, una fotografia che lo ritrae insieme a don Calogero Guicciardo e all’onorevole Livigni.

Nel frattempo Parrineddu viene assassinato e Bellodi ottiene che Marchica, Pizzuco e il padrino don Mariano Arena vengano fermati, ma l’interrogatorio si risolve in un nulla di fatto.

I giornali fanno molto clamore e pubblicano le foto di Arena insieme a Mancuso. Questo fatto porta a un dibattito in Parlamento al quale partecipano anche due anonimi mafiosi e alcuni onorevoli e durante il dibattito un sottosegretario dichiara che la mafia esiste solamente “nella fantasia dei socialcomunisti”.

Bellodi, che intanto era andato a Parma perché gli era stata obbligata una vacanza, legge sui giornali che il castello probatorio è stato smantellato grazie ad un alibi di ferro costruito da rispettosissimi personaggi per il Marchica.

Quanto sembrava essere stato svelato sulla realtà mafiosa viene cancellato e la tesi viene sostituita con quella di un delitto passionale e don Mariano viene scarcerato.

Con i pensieri e l’ultima affermazione di Bellodi il romanzo si chiude: “Bellodi si sentiva come un convalescente: sensibilissimo, tenero, affamato. “Al diavolo la Sicilia, al diavolo tutto”. Rincasò verso mezzanotte, attraversando tutta la città a piedi. Parma era incantata di neve, silenziosa, deserta. “In Sicilia le nevicate sono rare” pensò: e che forse il carattere delle civiltà era dato dalla neve o dal sole, secondo che neve o sole prevalessero. Si sentiva un po’ confuso. Ma prima di arrivare a casa sapeva, lucidamente, di amare la Sicilia e che ci sarebbe tornato. “Mi ci romperò la testa” disse a voce alta.”

Fonte: it.wikipedia.org

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